Stefano Fatica

“Io sono originario di Campobasso e il calcio è stato il primo sport con il quale mi sono approcciato. L’ho sempre giocato a livello amatoriale, più per divertimento che per altro. Con il rugby, invece, ho iniziato all’età di 14 anni ed è nato tutto casualmente. La mia insegnante di matematica era la sorella di Salvatore Perugini, ex colonna portante della Nazionale italiana di rugby, e mi convinse a provare a giocare. Soltanto in quel momento ho capito che potesse essere davvero il mio sport e dal primo allenamento di prova non ho più smesso di giocare. Il mio primo anno in assoluto l’ho trascorso a Benevento, a 15 anni, nella categoria regionale. Successivamente ho giocato a Campobasso, in serie C, e in squadra mi sono trovato a giocare con mio fratello e con altri amici. Si è trattato di un’esperienza molto piacevole per me. Dopo questa esperienza ho avuto la netta sensazione che il rugby sarebbe diventato un elemento fondamentale nella mia vita e per questo motivo ho deciso di partecipare a un Campus, il “Campus delle Zebre”, a Parma con allenatori di un certo calibro e ho avuto la fortuna di essere notato dall’Amatori Parma e l’anno seguente ho iniziato a giocare per loro nella categoria Under 18 Elite e ho terminato la scuola superiore proprio in Emilia. Per me è stata un’esperienza unica e straordinaria. A Parma ho anche iniziato a studiare Ingegneria, ma senza ottenere grandi risultati. A 20 anni mi sono trasferito qui a Torino ed ero venuto a conoscenza di questo progetto AGON che il CUS Torino metteva a disposizione degli atleti più meritevoli. Nel mio primo anno non sono riuscito a vincere una delle borse di studio messe a disposizione dalla società, ma ho continuato a lavorare con l’obiettivo di entrare a fare parte di questo progetto che reputo di grandi prospettive. Qui a Torino ho iniziato a frequentare la Facoltà di Economia, pur essendo Veterinaria il mio sogno. Mi sarebbe piaciuto intraprendere questo tipo di percorso universitario anche perché ero riuscito anche a superare il test di ammissione, ma la mia priorità era il rugby in quel momento e ho optato per un’altra tipologia di corso di studi e con il senno di poi devo dire che è stata una scelta corretta quella che ho fatto. Un’altra mia grande passione è sempre stata la musica. Sin da piccolo ho iniziato a studiare e suonare il basso elettrico e tuttora lo suono. Io amo tanto la musica, mi accompagna in tutte le mie giornate ed è di fondamentale importanza, a mio giudizio per avere la giusta concentrazione mentale prima di un allenamento e soprattutto prima di una partita.”

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