Elia Mantelli

“Ho iniziato a giocare a rugby in quarta elementare, grazie al mio insegnante di matematica che era un ex-rugbista e che ha iniziato a farci fare questa attività sportiva al pomeriggio, nei campi del paese. Io sono di Calvisano (provincia di Brescia) e da quelle parti lo sport principale è proprio quello con la palla ovale. Basti pensare che il Presidente della Federazione viene dal mio paesino.
Da piccolo non ero così sportivo: mi piacevano i fumetti, andare all’oratorio, pescare, queste attività semplici, ma i miei genitori, che invece lo sono moltissimo, volevano a tutti i costi che anche io facessi qualche attività sportiva. Loro oggi sono davvero contenti della scelta che ho fatto.
Prima del rugby ho praticato un po’ di ju jitsu e di calcio che, però, non mi piaceva molto. Invece, andando spesso a guardare le partite del rugby con i miei genitori mi sono appassionato. Ho giocato a livello nazionale in Under 20 Élite. A 18 anni ero il capitano del Calvisano. Sono stato anche convocato per un periodo in Accademia, una selezione regionale dei migliori atleti.
Passando all’ambito scolastico, una volta conclusi gli studi alla scuola superiore sono arrivato a Torino per studiare Ingegneria Aerospaziale e ho avuto la fortuna di diventare già dal primo anno borsista Agon. Sono al quarto anno di entrambi ed è stata un’opportunità che mi ha spinto molto a venire qui proprio per la possibilità di continuare un’attività sportiva ad alto livello. A Brescia era possibile giocare a livelli alti, ma non c’era Ingegneria Aerospaziale. Avrei dovuto scegliere, dunque, tra Milano, Torino e Padova. Il Progetto Agon devo dire che ha avuto un’importanza non indifferente. Passando all’ambito scolastico, una volta conclusi gli studi alla scuola superiore sono arrivato a Torino per studiare Ingegneria Aerospaziale e ho avuto la fortuna di diventare già dal primo anno borsista Agon. Sono al quarto anno di entrambi ed è stata un’opportunità che mi ha spinto molto a venire qui proprio per la possibilità di continuare un’attività sportiva ad alto livello. A Brescia era possibile giocare a livelli alti, ma non c’era Ingegneria Aerospaziale. Avrei dovuto scegliere, dunque, tra Milano, Torino e Padova. Il Progetto Agon devo dire che ha avuto un’importanza non indifferente.
Il primo anno è stato un po’ difficile perché ho ricominciato due vite da capo: quella scolastica e quella sportiva, in serie A. Il primo anno ho faticato molto, ho avuto difficoltà ad ambientarmi, ma il rugby mi ha aiutato moltissimo, soprattutto in termini di amicizia.”


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