Gabriele Russano

“Cestisticamente sono in una piccola società di Torino, il Kolbe. Ho iniziato in questa squadra all’età di cinque anni e giocavo con bambini di un anno più grandi di me. L’approccio a questo sport c’è stato grazie e soprattutto alla passione sfegatata di mia madre. Durante i primi anni, però, riuscivo a gestire sia i due allenamenti di basket sia i due di calcio, un altro sport che mi è sempre piaciuto e sul quale mio padre cercava di indirizzarmi, a differenza di mia madre che, invece, è sempre stata favorevole allo sport con la palla a spicchi.
A sette anni, però, è iniziato a diventare già più complicato gestire il doppio impegno sportivo, soprattutto per i miei genitori che dovevano portarmi da un campo di allenamento all’altro, e ho dovuto fare una scelta che è stata dettata principalmente da mia madre: ho lasciato, dunque, il calcio a favore del basket.
Con il Kolbe Torino sono cresciuto e ho giocato in questa società per diversi anni, fino all’Under 15, prima di trasferirmi al CUS Torino. Dal punto di vista prettamente sportivo nella mia carriera ho raggiunto tre finali nazionali (una in Under 15, una in Under 17 e una in Under 19). Recentemente, sempre con il CUS Torino ho raggiunto tre finali CNU, sempre nazionali, e ho partecipato alle varie selezioni piemontesi per diverse edizioni del “Trofeo delle Regioni”.
Sono un play-maker e lo sono sempre stato, anche per via della mia altezza. Sono sempre stato uno dei più piccoli, se non il più piccolo, ma ciò mi è servito per affinare sempre di più la mia tecnica e ora come ora posso dire di avere raggiunto un buon livello. Ho praticamente sempre partecipato a due campionati, con i ragazzi della mia età e con quelli più grandi.
Da tre anni a questa parte mi sono legato ancora di più al CUS Torino diventando un borsista AGON. Grazie a questa opportunità che mi ha dato il CUS Torino ho completato gli studi in Economia Aziendale (Laurea Triennale) e quest’anno ho iniziato un Master di un anno in “Business Administration” presso la SAA.
Il passaggio dalla scuola superiore all’università non è stato facile, lo devo ammettere. Ho dovuto iniziare a gestirmi in maniera autonoma, senza vere e proprie scadenze settimanali, la mole di studio. Il primo anno, dunque, è stato un po’ traumatico sotto questo aspetto perché avevo gli allenamenti tutti i pomeriggi e nel primo semestre in particolare non ero ancora pienamente in grado di conciliare i miei momenti liberi con quelli da dedicare allo studio. Successivamente, però, ho preso maggiormente il ritmo e alternavo i miei momenti di svago fuori dalla sessione per cercare di mettermi in pari con gli esami che non ero riuscito a sostenere. Allenarsi quattro volte a settimana, dovendo fare le sedute di pesi e avendo la partita nel fine settimana non permette di avere troppo tempo libero a disposizione, di conseguenza è diventato fondamentale imparare a organizzarsi. Sicuramente il periodo della serie B è stato il più duro, avendo anche sedute individuali di allenamento. I ritmi erano davvero frenetici. Dal punto di vista emozionale, però, devo dire che è stato il più bello. Ho avuto modo di giocare in palazzetti da brividi e contro giocatori del calibro di Parente e di Soragna, quest’ultimo medaglia d’argento ad Atene e tanti altri. L’emozione di giocare al Pala Dozza, l’impianto storico della Fortitudo Bologna, e vedere il cosiddetto “muro” di tifosi incitare con grande animo i propri beniamini è stato davvero incredibile, anche da avversario. Non da meno, e probabilmente più forti, sono state le sensazioni che ho provato affrontando la storica Monte Paschi Siena, sempre in serie B. L’avere sentito cantare l’inno di Siena da tutti i tifosi presenti al palazzetto mi ha permesso di avere un ricordo indelebile di quella partita, un ricordo che continuo a tenermi stretto. Posso dire che si è trattato di un anno di emozioni forti.
Dopo il primo anno di serie B ho ricevuto offerte da diverse parti d’Italia, ma ho notato che nelle altre società l’atleta era considerato tale, mentre qui, al CUS Torino, prima di essere un atleta venivi considerato un uomo. La vita extra sportiva ha sicuramente un rilievo non indifferente per questa società e questa è stata una delle motivazioni che mi ha convinto a legarmi con ancora più entusiasmo a questa grande famiglia. Ho scelto, dunque, di rimanere legato al CUS Torino per i mille vantaggi che offre all’atleta, soprattutto sotto l’aspetto umano.”

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